Pozzi-Vives
Pozzi-Vives
Tifosi granata di Lombardia. Intervista di Giuseppe Livraghi a Gaetano Pozzi un vero cuore Toro lombardo

Il Toro, come è noto, pur annoverando gran parte dei suoi sostenitori nella città di Torino e nel resto del Piemonte, vanta tifosi anche in altre regioni d’Italia. Tuttavia, trovare dei “cuori granata” in una cittadina non lontana da Milano sembra, se non difficile, sicuramente non facilissimo. Eppure ci sono, e molto affezionati alla compagine torinista: pur non essendo strutturati in un club vero e proprio, seguono (a volte allo stadio, altre in televisione) con grande passione le gesta del Torino. Abbiamo intervistato uno di essi: Gaetano Pozzi, stimato farmacista di Sant’Angelo Lodigiano, nonché “cuore Toro” di vecchia data.

Gaetano, la prima domanda è d’obbligo: come mai un abitante di una cittadina non lontana da Milano tifa Toro?
«Diciamo che ho preso questa “malattia” (perché è una “malattia” vera e propria, ma in senso buono) da mio padre, che è sempre stato un caloroso tifoso del Torino, quel Grande Torino amato da tutta Italia, quella squadra fantastica che in un’occasione diede 10/11 di giocatori alla Nazionale: l’11 maggio 1947, infatti, a Torino, l’Italia “granata” sconfisse per 3-2 l’Ungheria. L’unico escluso fu il comunque bravissimo portiere Valerio Bacigalupo, ma solo per non far sì che la formazione fosse composta da soli giocatori del Toro: in quella gara, la porta italiana venne difesa dallo juventino Lucidio Sentimenti (noto anche come Sentimenti IV). Ricordo che mio padre mi raccontava le gesta del Torino, narrandomi (quasi come una filastrocca) la formazione di quella grande squadra: Bacigalupo, Ballarin, Maroso; Grezar, Martelli, Rigamonti; Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola».

La passione da bambino è rimasta tale anche da adulto, favorita dal bel Torino degli Anni Settanta, giusto?
«Sì, ho avuto la fortuna di vedere quel bel Toro, che già all’inizio di quel decennio cominciava a maturare e che, dopo uno scudetto sfiorato nel 1971-’72, sarebbe arrivato a conquistare il tricolore nella stagione 1975-’76. Quelle due squadre erano allenate da due grandi uomini, oltre che grandi allenatori: i compianti Gustavo Giagnoni e Gigi Radice».

Immagino, quindi, che il tuo “alfiere” granata preferito sia uno dei protagonisti di quel Torino “scudettato”…
«Il mio calciatore granata preferito è da sempre Paolino Pulici: un giocatore straordinario».

La passione granata è forte, seppur in una zona dominata dal trio Milan-Inter-Juventus.
«Pur essendo una minoranza, noi torinisti di questa zona siamo tifosi molto appassionati. Ricordo benissimo, a dimostrazione di quanta passione abbiamo per il caro vecchio Toro, di essermi recato a Torino per vedere quasi tutte le partite della bellissima avventura nella Coppa UEFA 1991-’92: persi solamente la finale, poiché stetti male. Ricordo come fosse ora la semifinale di ritorno col Real Madrid: pensa che non riuscii a vedere il primo goal a causa dei fumogeni! Ricordo lo stadio “Delle Alpi” pieno in ogni ordine di posti: davvero dei bei ricordi».

Per voi ogni gara è comunque una trasferta.
«Praticamente sì. A proposito, la trasferta che ricordo quale più “strana” è stato un derby di qualche decennio fa. E sai perché? Perché trovai i biglietti, certo, ma nella curva juventina! Praticamente, vedevo la Maratona, con le bandiere e gli striscioni. Pensandoci ora, ero più o meno come Pippo Franco nel film (risalente ai primi Anni Ottanta) “Il tifoso, l’arbitro e il calciatore”, dove il personaggio romanista (Amedeo) interpretato da Franco è in mezzo ai tifosi laziali nel derby amichevole (si fa per dire) Roma-Lazio».

Ti ricordi la prima partita del Torino alla quale assistesti?
«Certo che sì. È stata Inter-Torino 2-0 del 1971-’72».

Non siete strutturati in un club, ma mi dicevi che i tifosi granata di questa zona non sono pochi.
«Esatto: pur non essendo organizzati ufficialmente in un club, non siamo pochi».

E potreste diventare di più se il Torino tornasse quel “Toro scatenato” dei primi Anni Novanta…
«Penso di sì. Però, dopo aver vissuto anche la “lunga estate calda” del 2005, sono già felicissimo di vedere un Torino con alle spalle una società solida e seria. Tanto più che, dopo alcune stagioni nelle quali non si riusciva a salire oltre il nono-decimo posto, questo sembra davvero l’anno buono per conquistare la qualificazione alle Coppe Europee. Comunque sia, i sostenitori granata non abbandonano la loro squadra: come la seguirono in Coppa UEFA, in Coppa delle Coppe e in Serie B, la seguono ora. Senza indugio alcuno».

Grazie ancora e sempre forza Toro, anche in un contesto di minoranza!
«Sempre e comunque forza Toro!».

[Nella foto Gaetano Pozzi in una foto scattata in compagnia di Giuseppe Vives]

L'articolo Gaetano Pozzi: «Il tifo per il Toro è una vera “malattia” (in senso buono)» proviene da Noi Granata.