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Situazioni stranissime e valutazioni che vanno quasi sempre a senso unico. Eppure il marcio nel calcio pareva essere stato debellato. Allora perché non è cambiato nulla?

Le interviste a Cairo e Preziosi, nonché all’ex arbitro Casarin, non lasciano alcun dubbio: il calcio è nuovamente malato, ed anche non volendo passare totalmente dalla parte dei complottisti è chiaro che qualcosa non quadri e che a rimetterci siano sempre, o quasi, le stesse “fazioni” contro chi invece non avrebbe alcun bisogno di essere favorito. Sudditanza psicologica? Chiamatela come vi pare, ma un punto focale della discussione su Radio Rai di questa mattina evidenzia inequivocabilmente come un arbitro, chiamato al Var ma rifiutatosi di analizzarla, così come gli stessi direttori di gara che ignorano palesemente la revisione di eventi sul campo poi rivelatisi errori pure clamorosi, per un motivo o per l’altro, siano in malafede. Per corruzione? Per sudditanza? Per altri motivi? Non lo sappiamo e francamente poco ci interessa, vorremmo però una maggiore equità di giudizio e di certo non basta ascoltare predicanti discorsi di facciata su un promesso maggiore utilizzo del Var. Guardate questo dannato strumento all’occorrenza, come nel caso in cui Zaza è stato tirato giù da Alex Sandro, invece di raccontarvi le barzellette o di chissà che altro fare. Ha ragione Preziosi, così il Var non serve a nulla: lo scopo è ridurre l’errore arbitrale, invece si sta spingendo sempre più verso l’utilizzo “ad hoc”, perfettamente condizionabile. Immaginiamo un vigile che vi fermi per strada e per un motivo o per l’altro trovi il modo di comminarvi un verbale, sorvolando sull’auto che dalla parte opposta è parcheggiata sul marciapiede. Nel calcio la situazione non è differente e se solo si volesse, qualcosa che non va lo si trova sempre al fine di indirizzare una partita.

Ed è proprio questo che andrebbe impedito, che un arbitro abbia la possibilità di indirizzare una partita, volente oppure sospinto da fattori a noi ignoti. Ad alimentare forti sospetti, come se non ce ne fossero abbastanza, è il giudizio positivo che la commissione arbitrale ha dato dell’operato di Marco Guida sulla stracittadina di sabato sera (così come riportato anche da La Gazzetta dello Sport), insieme a lui anche degli addizionali addetti alla visualizzazione delle telecamere. Ma come, tutte le trasmissioni unite nel considerare una topica mastodontica la scelta su Zaza, e l’operato dell’arbitro viene considerato eccellente da chi dovrebbe invece criticare il brutto lavoro e le iniquità? Qualcosa non quadra proprio per niente, e sarebbe invece carino “imporre” agli arbitri di parlare dopo le partite per spiegare certe decisioni ai limiti del ridicolo, se spiegazione razionale alle continue mancanze da parte dei nostri direttori di gara esista realmente. Siamo forse diventati paranoici? Bene, me a cavallo del 2006 si denunciavano le identiche situazioni ed a tal proposito vengono in mente le parole, passate un po’ troppo in fretta nel dimenticatoio, di un certo Danilo Nucini, ex arbitro che durante il periodo di Calciopoli fu una delle chiavi delle indagini che portarono alla luce quanto marcio stesse diventando questo sport dalle nostre parti. Ascoltate con attenzione tali dichiarazioni (liberi di seguirlo integralmente, ma consigliamo di concentrarsi tra i minuti 7.58 e 11.02).

La domanda che ci poniamo noi, paranoici e cultori della ricerca degli alibi ai risultati negativi, è la seguente: “Bene, che cosa è cambiato oggi?”

L'articolo Editoriale: Calciopoli debellata, ma capitano le stesse cose proviene da Noi Granata.

Comments

  1. Raccolgo questo invito a nozze.
    Non è cambiato nulla perchè il meccanismo della designazione di fatto istituzionalizza la sudditanza e non c’è volontà di cambiare. Perchè non arrivano a capire che il calcio italiano e la nazionale ci perdono di anno in anno con la disparità finanziaria che si accresce costantemente. Dalla distribuzione dei diritti tv si evince chiaramente che in Italia i ricchi comandano e ci tengono parecchio a diventare sempre più ricchi aumentando la forbice nei confronti dei poveri. Se le grosse squadre hanno il potere di imporre una suddivisione molto meno equa che in Inghilterra è ovvio che sia per un semplice motivo, comandano loro nei palazzi del potere. Con una rete di favori, collusioni, clientelismi da fare paura e comprandosi i media sia monetariamente che infiltrando persone loro. Quindi è ovvio che anche la classe arbitrale è in mano loro e il designatore è il loro pupazzo. Un arbitro che sbaglia a sfavore delle sei sorelle viene demolito mediaticamente e la sua carriera ne patisce, sbagliare a sfavore delle altre non comporta nulla. Quindi è ovvio che se io ho più paura di fare torto alle sei sorelle con la gobba in testa che alle altre la sudditanza è inglobata nel sistema, di fatto. E’ tutto ovvio.

    1. Perfetto! ed il regolamento della Coppa Italia è esattamente coerente con le osservazioni che hai fatto.

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