Graziani-Derby
Graziani-Derby
Nella stagione post scudetto granata, il Torino è la bestia nera dei bianconeri

Quale miglior “Accadde oggi” in previsione del Derby della Mole del prossimo 15 dicembre, se non quello di una grande vittoria granata nel lontano dicembre 1976 da parte del Torino scudettato contro i cugini bianconeri e vinta con un perentorio 2-0 siglato dai gemelli del gol Graziani e Pulici.

Riviviamo quel momento emozionante grazie alla cronaca dell’epoca di Giovanni Arpino sulla prima pagina di “Stampa Sera”

SORPASSO! Il Toro batte la Juve.Rispettata la tradizione del derby: 2-0

La « legge del Toro », con l’autorità di due gol (Graziani al 19′, Pulici all’80’) ha abbattuto ancora una volta la Madama juventina. Il pubblico immenso del Comunale ha accettato il verdetto con felicità oppure con rassegnazione, ma dando anche una prova di civismo sportivo non certo da tacere in questi giorni grami. Scarsi i tafferugli dopo la gara, fuori dello stadio, a dimostrazione che lo spettacolo calcistico ha un suo potere d’attrazione che conta, che pesa, quando una gara non lascia adito a dubbi e lo sforzo speso sul terreno di giòco ha conquistato i suoi infiniti estimatori. Mai la squadra juventina ha dato l’impressione di potersi impadronire della partita, impostata con freddo realismo da Gigi Radix, più che mai teutonico stratega, fedele al suo «realismo calcistico». Dopo un’ora abbondante, con i «granatieri» ormai ben saldi nel difendere il vantaggio conquistato da Graziani, un incidente tra Benetti e Castellini ha costretto il «giaguaro» torinista ad uscire in barella: distorsione al ginocchio, secondo i primi esami, e cori tempestosi di fischi per il povero Romeo. Ma la partita non aveva già più storia, con quella Madama retrocessa a «madamin», cioè signorinella pallida stritolata tra le braccia di fuoco dei «granatieri». Si diceva: stavolta la Juve si leva il complesso. Macché. Da oggi in poi ne ha due. Edipo fa ridere, al confronto. Scesi in campo apparentemente tranquilli, i giocatori di «Trap» sono stati messi al guinzaglio dal terribile «pressing» granata. Uomo contro uomo, nessuna pretesa di far ghirigori o accademia, nessuna tentazione di concedere vezzi: il «panzer» del «poeta» Claudio, stavolta acerrimo in trincea oltreché ispirato strategicamente, non ha lasciato varchi all’ideale manovra juventina. Causio e Bettega non vedevano neppur l’aria necessaria al respiro. E’ gioco moderno, virile fino allo sgretolamento fisico. Chi non lo possiede non può certo darselo dal mattino alla sera, e figuriamoci poi durante i novanta minuti di un derby tanto atteso, e come sempre anomalo. La classifica registra così il primo «sorpasso» stagionale, importante anche se non determinante. I teorici del pareggio ad ogni costo sono in un cantuccio a raccogliere i propri cocci critici. La virulenza della gara ha disintegrato le loro fumisterie. Spettacolo d’eccezione al Comunale, un «gala» da onorare i migliori conoscitori di calcio. La sfida degli striscioni ha preceduto quella dei dribbling: ormai vi è inventiva non solo truculenta in certi messaggi popolari. Per questo, allo stendardo che nomina un «inferno bianconero» fa da specchio il rivale granata che invita con «Graziani, màtali». Graziani, che è un obbediente, sarà il migliore in campo e con una capocciata da spingarda fa secco Zoff dopo 19 minuti. Di qui in avanti, malgrado il «forcing» doveristico della Juventus, il derby non avrà più storia, rinfocolandosi solo per il tafferuglio dopo l’incidente a Castellini (con Radix che entra in campo e subisce spallata più o meno regolamentare di Benetti). In un’ora e mezzo di gioco, la Juventus non ha mai dato l’impressione di poter risalire la china. Ha avuto un paio di palloni-gol all’inizio della ripresa ma ha anche subito qualche contropiede granata così veemente da far vacillare le retrovie di Zoff. La tattica di Gigi Radice ha funzionato in pieno: nessun fronzolo, lotta continua, alzare reticolati di stinchi davanti a ogni varco possibile. In questa mappa atletica-tattica la Madama ha smarrito la misura dì sé. Deve essersi detto il Radix: questa Juve fa un gioco a tutto campo, senza registi, con schemi perentori e assalti implacabili? Benissimo: io allora trasformo il Toro in una squadra corsara, in una banda di tigrotti con il coltello tra i denti. Così è stato. La cronaca non è certo avara di particolari, lo svolgimento della partita ha creato momenti di grandissima emozione (quello Zaccarelli che rischia autogol record con un rilancio di trenta metri verso Castellini al 27′: colpisce la propria traversa e fa sbiadire le macchie del «giaguaro»). Il gol di Pulici a dieci minuti dalla fine era più che altro una rete-beffa e insieme il sigillo dell’autorità granatiera. La Juventus è apparsa soggiogata, ridotta ad un ectoplasma. Chi attendeva almeno qualche sortita degna di lui dal «barone» Causio ha dovuto rimandare l’appuntamento desiato. Senza le cabale del «barone», senza l’apporto del miglior Bobby Bettega, costretta all’affanno dai mastini del centrocampo granata, tra l’altro prontissimi a retrocedere fino alla propria area disputando ogni zolla erbosa, la Madama non traeva alcun ragno da alcun buco. Pur vantando uno Scirea egregio, un Gentile coriaceo, un Boninsegna schiumante ed un Benetti che era stato tra i migliori fino al momento del «guaio» con Castellini. Meritatissima dunque la vittoria granata, che leva la corona di capoclassifica alla Juve e la fa scendere anche in media inglese. La domenica che ha messo i bianconeri alle corde (e domani già partono per la rivincita coi «minatori» del Donetzk: occhio alla Coppa, se i rospi fatti ingoiare dai granata possono essere digeriti presto) vede ancora le milanesi ferme su due risicati pareggi con le romane, vede Lazio e Napoli difendere la loro posizione in classifica, ricorda una Fiorentina finalmente più vispa. Ma tutti gli sguardi erano sul Comunale, dove la «noblesse» del calcio italiano doveva offrire il meglio del suo repertorio. Non possiamo parlare di partita da antologia del calcio: lo stesso concetto di derby si nega a questi manierismi. Ma le fasi di football moderno visto allo stadio resteranno a lungo nella memoria. Acre, con qualche traccia di puro zolfo diabolico nelle sue vene segrete, con una determinazione impietosa da una parte (quella granata) e un’obnubilazione «tipica» secondo la tradizione juventina, la gara ha logorato stinchi e polmoni. Qualcuno forse oserà definirla eccessivamente pedestre. Faccia pure. Ma. gli uomini vincenti e vinti del 138° derby torinese non dovevano perdersi in funambolici arabeschi, bensì lottare in modo talora irriducibile pur di conquistar la posta. Al Torino, che ci è riuscito, congratulazioni e brindisi. Se li merita tutti.

Giovanni Arpino

05/12/1976 Stadio Comunale h.14.30

JUVENTUS – TORINO 0-2 (0-1)

Juventus: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega. A disposizione: Alessandrelli, Spinosi, Gori S. All.: Trapattoni.

Torino: Castellini (al 67′ Cazaniga), Danova, Santin, Salvadori, Mozzini, Caporale, Sala C., Sala P., Graziani, Zaccarelli, Pulici. A disposizione: Butti, Garritano. All.: Radice.

Arbitro: Agnolin di Bassano del Grappa.

Reti: Graziani 19′, Pulici 79′

Spettatori: 66.340 di cui 14.131 abbonati e 52.209 paganti.

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