Julio-Velázquez
Domenica al Dacia Arena di Udine la sfida contro il Torino

Domenica arriva al “Dacia Arena” di Udine il Torino di Walter Mazzarri contro l’Udinese, reduce da un discreto avvio di campionato, dopo il pari all’esordio in casa del Parma, nella partita successiva c’è la vittoria casalinga contro la Sampdoria con la rete decisiva di De Paul,ma nell’ultima di campionato primo scivolone al Franchi di misura per 1-0 contro la Fiorentina

I Pozzo quest’anno, dopo la scorsa stagione piuttosto tribolata con il cambio di tre allenatori, Del Neri, Oddo e Tudor, si sono affidati allo spagnolo Julio Velázquez, trentaseienne, sconosciuto in Italia e con pochissima esperienza di alto livello in Spagna, da dove allena però nelle varie categorie da quando ha 15 anni.

Dopo avere per anni scovati giocatori in ogni parte del globo, quest’anno la scommessa più importante dell’Udinese è proprio quella dell’allenatore. Il giorno della presentazione il direttore generale del club friulano, Franco Collavino, ha spiegato la scelta di puntare su di lui: è un «riprendere la tradizione di allenatori giovani e non noti che hanno portato innovazioni».

Quest’anno le cessioni in casa friulana hanno i nomi di Danilo, Barak, Widmer, Ali Adnan, e Meret, seppur lo scorso campionato in prestito alla SPAL, che è stata la cessione più renumerativa.

In entrata i nomi principali sono stati Musso, Pussetto, Vizeu e Opoku e Madragora.

Le aspettative più grandi sono sulle spalle di Ignacio Pussetto, pagato 8 milioni dopo le buone prestazioni con l’Huracan nell’ultima stagione (9 gol e 7 assist in 27 partite). Attaccante esterno destro con un’ottima esplosività e una buona tecnica di calcio, Pussetto ha l’attitudine molto moderna a partecipare a tutte le fasi di gioco.

Le amichevoli estive hanno invece lasciato qualche dubbio intorno a Felipe Vizeu, arrivato per 5 milioni dal Flamengo con grandissime referenze e con l’idea di farne almeno il vice Lasagna.

Il talento di Mandragora sembra fuori discussione. Il centrocampista ex Crotone è uno dei mediani più promettenti del nostro calcio, e Velázquez sembra puntarci molto, soprattutto nel suo ruolo naturale di equilibratore della manovra. Il campionato che ci attende chiarirà la validità della scommessa dell’Udinese e il valore generale di Mandragora.

«Per me l’importante non è fare 25 passaggi di fila solo col fine del possesso palla. Quello che vogliamo fare è cercare di avere una squadra non prevedibile e versatile, e che giochi la partita nella metà campo avversaria adattandosi alle diverse esigenze di gioco. Con 25 o con 3 passaggi dipende dalle circostanze».

Velázquez, insomma, sembra essere consapevole che l’Udinese non potrà imporre sempre il proprio gioco sugli avversari, e che quindi dovrà per forza di cose adattarsi. L’Udinese, dal canto suo, sembra riporre fiducia proprio sulla capacità dell’allenatore spagnolo di dotare la squadra di un sistema in grado di essere flessibile: di essere proattivo con le piccole, cioè, e di sapere cosa fare con le grandi.

Uno stile di gioco, insomma, più vicino all’Atletico Madrid che al Real, con Behrami primo interprete di questa impostazione. Un ruolo di mediano davanti alla difesa che porta il modulo più in linea con un 4-1-4-4 che con il 4-3-3, con una mediana piuttosto aggressiva.

In porta, nonostante l’acquisto oneroso dell’argentino Musso, per ora il tecnico spagnolo si è affidato all’ex enfant prodige Scuffet, reduce da qualche stagione poco felice. La difesa a 4 vede ai lati Stryger-Larsen e Samir, al centro il colosso nigeriano neo arrivato Ekong e Nuytinck. Il centrocampo vede l’ex viola Behrami davanti alla difesa, e ai suoi lati Fofana e Mandragora. Sulle fasce, partendo piuttosto arretrati, quindi più dalla mediana che punte in appoggio al centravanti Lasagna, De Paul e Machis, talento venezuelano, ennesima scommessa della gestione Pozzo.

Comments

  1. “… porta il modulo più in linea con un 4-1-4-4 che con il 4-3-3… ”
    Ecco spiegato il buon rendimento dell’Udinese fino ad ora: giocano in 13 + il portiere.
    Spero che Mazzarri opponga a quello schieramento il nostro 5-5-5, segretamente provato a porte chiuse al Fila, che tra l’altro farebbe felici un po’ tutti, dai giocatori ai procuratori.

    1. ahahaahh mi hai anticipato stavolta!!

      Per il resto, squadra da prendere con le molle…. ma come diceva Vince, la strada che porta all’Europa è “costellata” di “3 punti” da portare a casa in tante occasioni….

      Domenica non è e NON PUO’ ESSERE una partita spartitraffico come scriveva qualcuno; è la 4° giornata di un campionato lunghissimo.
      Dal punto di vista strategico e morale, lo era semmai di più la partita con la Spal che DOVEVA prevedere SOLO un risultato, dato l’avvio in salita datoci dal calendario.

      Ma non possiamo nasconderci; con le squadre che “nel ranking ingaggi” ci seguono e di molto, abbiamo IL DOVERE di puntare alla vittoria. Senza però pensare che sia facile. O che se si pareggia sia una tragedia.

      Il problema non è la singola partita; il problema, come abbiamo ben visto, purtroppo, è quando se ne pareggiano (o perdono) troppe…

      1. Certo che una vittoria, anche per 0-1 con gol di chiappa al 93° non sarebbe da disprezzare in ottica spogliatoio e convinzione.
        Preferibile ancora sarebbe vedere un Toro che gioca come i primi dieci minuti contro la SPAL, con azioni tutte di prima che ti portano davanti al portiere senza che gli avversari ci capiscano qualcosa 😀

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