Onsterfelijk-Torino
Roberto Pennino è nato e vive in Olanda ed è rimasto folgorato dalla storia degli Invincibili dedicandogli un libro

Roberto Pennino ha 46 anni, è nato e vive in Olanda.
Giornalista e avvocato, ha studiato all’Università di Utrecht – ha però chiare origini italiane: il papà era siciliano, mentre la mamma olandese.
Pennino ha pubblicato il suo libro sull’epopea del Grande Torino; il volume è stato scritto in olandese ed è distribuito distribuito principalmente in Olanda e in Belgio. L’idea di scrivere “Onsterfelijk Torino” (“Il Torino immortale”) gli venne quasi vent’anni fa: «Era il 1999, ho vissuto alcuni mesi a Bologna e un giorno al bar vidi la pagina di un giornale che celebrava il Grande Torino a cinquant’anni dalla sciagura di Superga – spiega Pennino -. Sarà perché io avevo perso mia madre solo pochi mesi prima, a soli 49 anni (ed era nata nel ’49) certo rimasi subito colpito da tutta la vicenda».
Perché, come scrive Pennino citando il Museo del Grande Torino, «la tragedia non è morire, ma dimenticare».
Pennino rimane folgorato e insieme affascinato dalla storia leggendaria e tragica di Valentino Mazzola e dei suoi compagni che da quel momento inizia a studiare e a scrivere. «A forza di comprare libri su Superga, nel 2010 avevo una piccola biblioteca e ho iniziato a scrivere articoli in Olanda sul Grande Torino e lo stadio Filadelfia». L’opera lievita fino alla conclusione di qualche mese fa , facendo anche un grande passo avanti dal punto di vista storico: perché alla ricostruzione puntigliosa dell’epica del Grande Torino, l’avvocato olandese aggiunge anche quanto accadde dopo la tragedia di Superga. Alla fine vien fuori un lavoro copioso che ruota attorno al numero 49, proprio come i capitoli della sua opera. Pennino dipinge le figure leggendarie degli Invincibili attraverso le testimonianze di Sandro Mazzola, Franco Ossola jr., Bill Lievesley, Nicolò Menti il nipote di Romeo Menti e Giuseppe Grezar. Che stavolta non si limitano a tratteggiare la figura di chi non c’è più, ma parlano anche di ciò che è successo dopo Superga; e così il racconto si fa commovente, ma pure innovativo. «Poi, qualche anno fa, ho scoperto il numero di Umberto Motto: finalmente avevo quello in pugno che cercavo: una porta per entrare nella storia della squadra Primavera che sembrava un po’ dimenticata nonostante il suo ruolo dopo Superga», aggiunge Pennino. Che può quindi partire dal passato per raccontare un futuro che parte dalle 4 partite di fine campionato 1948/49 attraverso le storie di Motto, ma anche di Lando Macchi, Guido Vandone e Antonio Giammarinaro, quattro dei ragazzi che raccolsero il testimone del Grande Torino.